Narciso
La versione più nota della storia di Narciso è quella narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. Il protagonista del mito ha appena compiuto 16 anni, si trova quindi in realtà in quello che era allora il momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Narciso era figlio di una ninfa delle fonti, Liriope e del fiume Cefiso. Quando nacque Tiresia, “Consultato se il piccolo avrebbe visto tempi remoti di una tarda vecchiaia … rispose: “Purchè non si conosca (si se non noverit)”.” (Met. III, 346-348). Il “problema” di Narciso era quello di non innamorarsi di nessuno e dato che era bellissimo e “molti fanciulli lo desiderarono e molte fanciulle… e nessun fanciullo, nessuna fanciulla mai lo toccò”(ibid. 353-355), la cosa non passava inosservata. Fu questa sua indifferenza, stigmatizzata come “ostinata superbia” a farlo divenire bersaglio di una sorta di maledizione per contrappasso da parte di un giovinetto rifiutato: “Così ami egli stesso, così non possieda chi ama.” (ibid. 405) Accadde così che tornando dalla caccia, nell’abbeverarsi ad una fonte Narciso si vide in essa riflesso e di questa immagine si innamorò. Non comprese subito che si trattava del suo riflesso, fu solo nel tentativo di raggiungerlo, di toccarlo che dovette rendersi conto di questo. (de Riedmatten Narcisse au miroir trouble. Du Caravage à Bill Viola, 2014)
Il riconoscersi è drammatico:
“L’oggetto del desiderio sta con me; una tal pienezza mi rende miserabile. Oh, se potessi mai separarmi dal mio corpo! Vorrei staccato da me ciò che amo: inaudito voto per un amante.” (Met. III, 466-468)
Nel declinare delle sue forze, perché il Narciso delle Metamorfosi di Ovidio si lascia morire di consunzione egli si liquefa, si disfa per consunzione, tabes (intabescere, è il verbo usato da Ovidio), “come la cera al fuoco o la brina del mattino ai primi raggi del sole”. (ibid. 487-489) l’unico desiderio rimane la contemplazione della sua immagine. Narciso piange e le sue lacrime la cancellano:
“Dove vai? Esclamò: fermati; non lasciare, o crudele, me che ti amo! Mi sia concesso almeno contemplare quanto non mi è possibile toccare! Si offra almeno un conforto alla mia pietosa follia.” (ibid., 477-479)
Vittima della cattura della sua propria immagine, Narciso la continuerà a cercare anche nelle scure acque dello Stige.
Nei Fasti Ovidio riassumerà i dolori del giovane con questa frase: “Narciso, infelice di non essere differente da se stesso”.
